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Dal carcere corre per un posto da sindaco: tutte le stranezze delle elezioni nelle Filippine

 

Milioni di filippini si sono recati alle urne per le elezioni di medio termine, ampiamente considerate un referendum sulla disputa tra il presidente Ferdinand Marcos e la vicepresidente incriminata Sara Duterte. Il voto è all'insegna della violenza: almeno 16 i morti

L'ex presidente filippino Rodrigo Duterte (LaPresse)

In prigione all'Aia, nel cuore dell'Europa, c'è un candidato sindaco nella città delle Filippine di Davao. Non si tratta di un candidato qualsiasi, ma è l'ex presidente filippino Rodrigo Duterte, attualmente in carcere nei Paesi Bassi con un mandato della Corte penale internazionale in attesa di un processo per crimini contro l'umanità commessi durante la lotta alla droga lanciata durante il suo mandato presidenziale, in cui sarebbero morte oltre 6mila persone.

Uno scontro per preservare il lignaggio delle dinastie politiche

Anche il suo nome sarà sulle schede elettorali per eleggere il nuovo sindaco di Davao, una delle più importanti città delle Filippine. L'ex presidente del paese Ã¨ dato come principale favorito. Se dovesse essere eletto, il suo incarico potrebbe essere ricoperto da suo figlio Sebastian, attuale sindaco della città e a queste elezioni candidato al ruolo di vicesindaco. Se Rodrigo Duterte diventerà per l'ottava volta sindaco di Davao, almeno sette membri della sua famiglia potrebbero entrare a far parte dell'amministrazione locale. 

Anche se in carcere in misura preventiva, l'ex presidente è tuttora eleggibile. Duterte aveva depositato la sua candidatura nell'ottobre del 2024, prima che venisse arrestato. Il motivo per cui l'ex presidente corre per l'ottava volta per la città di Davao è la necessità di portare avanti la dinastia politica della famiglia Duterte, messa in discussione da un'altra famiglia potente delle Filippine, quella dall'attuale presidente Ferdinand Marcos Jr., un tempo alleato del clan Duterte, figlio dell'ex dittatore Ferdinand E. Marcos al potere fra il 1965 e il 1986.

Per capire gli attuali sviluppi politici nelle Filippine, è necessario fare un passo indietro. Nel 2022 Ferdinand Marcos Jr. e Sara Duterte sono stati eletti rispettivamente presidente e vicepresidente del paese, in un'alleanza che univa due delle famiglie più influenti del panorama politico filippino. Ma a distanza di due anni, i rapporti tra i due si sono progressivamente deteriorati. A pesare sono state divergenze politiche e rivalità familiari, ma soprattutto le recenti accuse rivolte a Sara Duterte dalla Camera dei rappresentanti: a febbraio la vicepresidente è stata infatti indagata per presunti crimini gravi, tra cui corruzione e addirittura un complotto per assassinare il presidente Marcos.

Un mese dopo, un altro colpo di scena: l'arresto di suo padre, l'ex presidente Rodrigo Duterte, deferito alla Corte penale internazionale (CPI) per rispondere delle accuse di crimini contro l'umanità legati alla sua controversa campagna antidroga, che provocò migliaia di morti extragiudiziali. Una decisione che molti osservatori definiscono politica. Infatti, per la prima volta nella sua storia, Manila ha accettato non solo di collaborare con la CPI su un'indagine riguardante un ex capo di Stato, ma anche di eseguire il mandato di arresto internazionale nei suoi confronti. Un passaggio che segna una svolta nelle relazioni tra le Filippine e la giustizia internazionale, e che contribuisce ad acuire la frattura all’interno della leadership del paese.



 

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