Il detenuto killer aveva già ucciso: perché era fuori dal carcere
Emanuele De Maria ha accoltellato un collega all'hotel in cui lavorava e sgozzato Chamila Wijesuriyauna per poi lanciarsi dalle terrazze del duomo di Milano. L'avvocato: "Accaduto l'impensabile". Il meccanismo dei permessi lavorativi per i detenuti
Dopo che Emanuele De Maria ha accoltellato un collega nell'hotel in cui lavorava e ha ucciso Chamila Wijesuriyauna, altra collega, si è tolto la vita lanciandosi dalle terrazze del duomo di Milano. In molti si sono fatti questa domanda: cosa ci faceva De Maria fuori dal carcere di Bollate in cui si trovava detenuto? Il caso è anche finito sotto l'attenzione del ministero della Giustizia.
Il permesso di lavoro per uscire dal carcere: come funziona l'art.21
Emanuele De Maria, 35 anni, era detenuto al carcere milanese di Bollate dove stava scontando una pena definitiva a 15 anni per l'omicidio di una ragazza 23enne, Oumaima Racheb, che aveva ucciso a coltellate in un albergo a Castel Volturno, in provincia di Caserta, nel 2016. In quell'occasione, l'uomo era fuggito all'estero ed era stato arrestato due anni dopo, nel 2018.
Il giorno in cui ha accoltellato il barista Hani Fouad Abdelghaffar Nasra, sopravvissuto, De Maria si trovava in permesso lavorativo dal carcere di Bollate. Questa fattispecie ricade sotto l'articolo n.21 dell'ordinamento penitenziario che disciplina il lavoro all'esterno del carcere per i detenuti.
Lo scopo è il reinserimento in società del detenuto ma ogni caso viene valutato tenendo conto della durata della pena già scontata e di quella residua. È il magistrato di sorveglianza a decidere che nei casi di reati più gravi può concedere l'art.21 a patto di condizioni più stringenti.
In generale, è fondamentale che non sussista un pericolo concreto di fuga né il rischio che il detenuto commetta altri reati.
L'avvocato di De Maria: "Meritava quel permesso"
Emanuele De Maria "meritava il permesso di lavorare fuori visto l'ottimo percorso che aveva fatto all'interno del carcere", è il pensiero espresso all'Ansa dall'avvocato Daniele Tropea, legale del detenuto che lavorava in un albergo di Milano dove ha accoltellato un collega e da dove è sparita una barista trovata poi morta.
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