Anastasio: "Che fine ho fatto? Ho cambiato manager, oggi sono indipendente. Il problema di X Factor sono le aspettative che crea"
Anastasio: "Che fine ho fatto? Ho cambiato manager, oggi sono indipendente. Il problema di X Factor sono le aspettative che crea"
Il rapper, vincitore del talent nel 2018, torna con un'opera rap, Le macchine non possono pregare, dopo tre anni di silenzio. E di ricostruzione: "Sono un artista di nicchia, non per le masse. E sto bene così. Questo è il disco dei miei sogni". L'intervista
Magari non sarà un nuovo rapper, ma è un rapper perlomeno rinnovato. “E libero”. Anastasio – cioè Marco Anastasio, classe 1997, che tanti ricorderanno come vincitore di X Factor nel 2018 – ora è un artista indipendente: non rinnega niente di ciò che ha fatto in passato, ma è più a fuoco, come testimonia il nuovo album, terzo della carriera, Le macchine non possono pregare. Lo stile è quello di sempre, cervellotico e apocalittico, ma il contenitore è cambiato: non ci sono potenziali singoli o scorciatoie, solo un monolite sotto il formato di “opera rap”, come fosse un film, o un musical. Tutt’altro che commerciale, racconta un futuro distopico e allucinato in cui gli algoritmi sfuggono al controllo degli uomini, fino allo scontro finale. “Prima ho ideato la storia, poi le singole canzoni”, dice. Arriva dopo tre anni di lavoro, e di silenzio: un’enormità per chi ha vinto un talent e deve fronteggiare l’ansia del “che fine ha fatto?”. “Ma è l’album che sognavo di fare fin da ragazzino, solo che è servito tempo”.
Quand’è ha cominciato?
“Subito dopo Sanremo, nel 2020. Ho sentito che non mi stavo più divertendo con ciò che facevo, che quella musica non mi apparteneva. È stata una svolta artistica e personale. Così ho cambiato management ed è finita con l’etichetta discografica di allora. Sono diventato indipendente, senza una rete di protezione. Ci sono voluti cinque anni”.
La libertà ha un prezzo?
“Questo, per ora. E cioè essermi gettato da solo, facendomi strada con le mie mani. Ma ammetto che la soddisfazione è maggiore. Woodworm, l’etichetta indipendente che per fortuna ha creduto in quest’album, e che ringrazio, è arrivata solo dopo, quand’era pronto”.
Prima ne aveva parlato con qualcuno?
“No, assolutamente. Ho fatto tutto da solo, non volevo sentire nessun discografico. Ho preferito la vicinanza degli amici, delle persone fidate, dei fan che mi hanno sempre capito”.

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