Meloni spegne la fiamma
Fuoco ardente sulla tomba di Mussolini (secondo una versione contestata), o stemma sul distintivo del reggimento degli Arditi, la fiamma del partito di governo non è più intoccabile: ad aprire la discussione le parole di Ciriani
Meloni presenta il nuovo simbolo del partito nel 2018
In Fratelli d'Italia le parole del ministro per i Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani hanno aperto al dibattito sull'opportunità di eliminare la fiamma tricolore dal simbolo del partito, ereditata dal Movimento sociale italiano. Stemma sul distintivo del reggimento degli Arditi del regio esercito italiano o, secondo un'altra versione, contestata dallo stesso Msi già in passato, fuoco ardente sulla tomba di Benito Mussolini, la fiamma incarna quella tensione tra identità e nostalgismo, per il quale non a caso il partito della premier viene non di rado accusato di non aver fatto i conti con il passato. "Se vogliamo andare avanti e noi certamente vogliamo guardare avanti cioè al futuro, allora arriverà anche il momento di spegnere la Fiamma. Arriverà il momento in cui la toglieremo dal simbolo. Già adesso si può dire che la fiamma appartiene ad una storia passata quella della mia giovinezza che certamente non rinnego. Oggi tanti giovani di venti o trent'anni non ne conoscono il significato", ha affermato Ciriani in un'intervista al Foglio. "Anche il mondo finirà prima o poi", è la replica del presidente del Senato, Ignazio La Russa.
Le reazioni: "I cittadini non si pongono il problema"
Le parole di Ciriani hanno innescato reazioni non univoche dai colleghi di partito. Decisamente contrario un dirigente storico come Fabio Rampelli: "Come dice Meloni, è un simbolo che niente ha a che fare col fascismo ed è adesione alla Repubblica. Quasi il 30 per cento degli italiani ha messo una croce sul nostro simbolo, che contiene la fiamma tricolore, non mi pare che i cittadini si pongano questo problema. Anzi, forse ci scelgono anche perché abbiamo la fiamma, bella ma nemmeno troppo originale. In tanti la usano nel proprio logo. Fratelli d'Italia nasce senza fiamma, poi l'abbiamo recuperata, più per una congiura di alcuni ex colonnelli di An che volevano sabotarci che per convinzione. Ma ora c'è e penso sia logico lasciarla. Nei contenuti poi rappresenta un argine a una visione della società indistinta, eguale, mercatista, anti identitaria, ordo-liberista, materialista. Si tratta della costola sociale del conservatorismo", rivendica Rampelli.
Dello stesso avviso il senatore Roberto Menia: "Sono entrato in Parlamento da missino e continuo a considerare la fiamma tricolore il simbolo della mia vita, un simbolo integerrimo che ha dimostrato sempre purezza. Mi rappresentava 40 anni fa e mi rappresenta tuttora". Possibili aperture, per quanto la questione - si sottolinea - non rappresenti una priorità , sono arrivate invece dal capogruppo alla Camera, Tommaso Foti: "Quando l'argomento dovesse essere posto nelle competenti sedi politiche, non vi sarà difficoltà ad affrontarlo". Reazioni simili da Emanuele Loperfido, che ha mostrato la spilla con la fiamma sulla propria giacca dicendosi però pronto a rinunciarvi. Sulla fiamma "ho espresso un'opinione del tutto personale che non impegna nessuno tranne me: so che non è una questione urgente e fondamentale, ci sono tante cose più importanti di cui discutere", ha aggiustato il tiro in seguito Ciriani, intervenuto al Tg2 Post.
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