Da "l'amico Vladimir" alla "minaccia costruita": cosa ha detto Conte sulla Russia da quando è in politica


Il leader del Movimento 5 Stelle ha un ampio repertorio di dichiarazioni pro Cremlino, ma non mancano le contraddizioni su posizioni che nel tempo sono cambiate

Sulla Russia, Giuseppe Conte non ha avuto sempre la stessa posizione. Negli anni, contesto storico e ruoli politici hanno modellato di conseguenza le dichiarazioni del leader M5s. E così, ha oscillato da pro a contro e viceversa: dopo l'apertura a Mosca durante gli anni a Palazzo Chigi è arrivata la condanna dell’invasione dell’Ucraina, così come dal primo sì alle armi per Kiev siamo passati alla battaglia contro le forniture militari e il riarmo europeo della Nato. Il contesto è cambiato, vero, ma le posizioni di Conte sul "caro amico Vladimir" hanno talvolta ridimensionato, omesso o riletto le scelte compiute in precedenza.

L'ultimo "polverone" della "minaccia russa costruita", Conte spiega

L'ultima polemica riguarda una frase pronunciata da Conte dal comizio del campo largo a Napoli: "Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti", ha detto l'ex presidente del Consiglio Conte, accusando governi e Nato di alimentare il pericolo per giustificare maggiori spese militari. Il giorno successivo ha precisato di essere stato "frainteso": "Io da subito mi sono schierato con l'Ucraina", ma "si è detto che la minaccia russa travalica il conflitto Russia-Ucraina e che dobbiamo" per questo "riarmarci". 

Le parole hanno suscitato reazioni immediate nel dibattito politico. Esponenti della maggioranza e dell’opposizione hanno accusato Conte di minimizzare il rischio rappresentato dalla Russia, mentre altri hanno difeso la sua posizione come una critica legittima all’aumento delle spese militari. 


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