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L'8 e 9 giugno tutti al mare": la scritta contro i referendum comparsa davanti alla Cgil. Ma sugli autori c'è un malinteso

 

Il sindacato ha indicato come responsabile "un'organizzazione neofascista", ma lo striscione reca la firma di Gioventù Popolare, costola under 30 del movimento guidato da Marco Rizzo (ex partito comunista)

Lo striscione apparso davanti alla Cgil (foto Instagram). A destra il video di condanna dei rappresentanti territoriali

Uno striscione è apparso nella notte davanti alla sede romana della Cgil, con l'invito esplicito a boicottare i referendum: "L'8 e 9 giugno tutti al mare", si legge. "Fuck Cgil". Il sindacato ha fatto sapere di aver rimosso lo striscione "che i fascisti, questa notte, hanno appeso davanti la sede della Cgil di Roma e Lazio". Ma sugli autori del gesto potrebbe esserci un equivoco, dato che la scritta reca la firma di Gioventù Popolare, la costola giovanile di Democrazia Sovrana Popolare, costituita da Marco Rizzo (ex partito comunista).

Dunque non un'organizzazione di stampo neo-fascista, come indica il sindacato. Negli scorsi giorni il leader di Democrazia Sovrana Popolare si è infatti schierato per l'astensione: "Non c'è norma sul precariato che non abbia avuto il sostegno di dem e confederazione", accusa. E sulla cittadinanza: "Farebbero arrivare milioni di persone per comprimere i salari".

Gioventù Popolare di Marco Rizzo rivendica: "I referendum un cavallo di Troia"

Sui social, il movimento giovanile che a lui fa capo ha rivendicato il gesto pubblicando un video dello striscione incriminato. Gli attivisti di Gioventù Popolare definiscono i referendum "una farsa" e "un cavallo di Troia promosso da quella classe dirigente politica e sindacale, traditrice della classe lavoratrice, la quale ha approvato le peggio norme per precarizzare e privatizzare il mondo del lavoro". "Rifiuta di partecipare a questa farsa", invitano. 


"Hanno paura del voto", la risposta della Cgil Roma e Lazio, che ha indicato come responsabile "un'organizzazione neofascista", i cui membri sarebbero stati "fomentati dalle parole dei rappresentanti istituzionali, per ultima la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. "Adesso quello striscione non c'è più - informano i rappresentanti della Cgil - e noi continuiamo a lavorare per fare in modo che l'8 e 9 giugno sempre più cittadini possano andare a votare".



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