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I dazi di Trump e il precedente del 2018 con le lavatrici (che non finì molto bene)

 

La storia è emblematica: la politica protezionista adottata dal tycoon anche durante il suo primo mandato ha poi avuto conseguenze spiacevoli. I posti di lavoro creati costarono agli americani 820mila dollari

Foto di rep  

Donald Trump ha annunciato i nuovi dazi che gli Stati Uniti imporranno al mondo intero su tutte le importazioni. Una strategia che sa di protezionismo, ma che in passato si è rivelata un boomerang per gli americani.

I dazi del 2018 e il caso delle lavatrici

Infatti, già durante il suo primo mandato il tycoon aveva imposto dei dazi su diversi prodotti, molto più lievi di quelli annunciati oggi, con le conseguenze di quella mossa che provocarono una nuova ondata di tasse che, inevitabilmente, finirono per pesare sulle tasche dei cittadini statunitensi. Nel 2018 il presidente Usa impose tariffe dal 20% al 50% sulle lavatrici importate, una misura rimasta in vigore fino al febbraio 2023 e che ebbe degli effetti a dir poco "indesiderati". Come avevano previsto gli analisti, l'introduzione dei dazi provocò un drastico aumento dei prezzi degli elettrodomestici. Uno studio condotto dall'Università di Chicago ha rilevato che entro il 2019 i prezzi delle lavatrici e delle asciugatrici erano cresciuti del 12%, circa 90 dollari in più per macchina. Aumenti che andarono ad interessare anche le asciugatrici, che non erano soggette a dazi ma venivano vendute spesso insieme alle lavatrici. Terminati i dazi, nel febbraio del 2023, i prezzi degli elettrodomestici per il bucato erano aumentati del 34% rispetto al 2018, mentre l'inflazione generale nello stesso periodo era stata del 21%.

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