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tre partite per salvare la giornalista detenuta in Iran.

 















Il «Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica, l’Irgc» è un'organizzazione terroristica per gli USA ma non per l'Italia e l'Unione europea

Dopo il vertice d’urgenza a Palazzo Chigi sul caso Cecilia Sala, la giornalista italiana detenuta dal 19 dicembre nel carcere di Evin, in Iran il governo ha chiesto la «scarcerazione immediata e trattamento dignitoso» per l’inviata di Chora Media. Segnali a Teheran, che arrivano dopo l’incontro con la madre della giornalista Elisabetta Vernoni e il fastidio trapelato su come il tribunale di Milano abbia fatto filtrare due note: l’esistenza del documento americano che invita l’Italia a non concedere i domiciliari all’ingegnere iraniano accusato dagli USA di essere al soldo dei pasdaran, e il parere negativo del procuratore generale presso la corte d’appello alla richiesta dei domiciliari. La partita però per far evitare l’estradizione all’iraniano continua. Mentre, spiega oggi Giuliano Foschini su Repubblica, si cerca di lavorare su tre fronti. Il primo, quello dell’intelligence, il secondo quello politico istituzionale, con il lavoro della premier Giorgia Meloni che vuole chiudere il caso entro l’insediamento alla Casa Bianca di Donald Trump, il 20 gennaio prossimo. E infine il terzo: in mano al ministro della Giustizia Carlo Nordio e al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, usare un cavillo per aggirare la richiesta di estradizione dagli USA, ancora non

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