Turni massacranti medici si aggrediscono tra di loro .
I turni di lavoro massacranti, la carenza di posti letto e di personale: è la vita in trincea di medici e infermieri che nei reparti di pronto soccorso di tutta Italia, oltre a fronteggiare le emergenze sanitarie, devono guardarsi le spalle dalle aggressioni. Antonella, 50 anni, infermiera da 28, è in servizio in un ospedale del centro di Roma. Per due volte, nella sua lunga carriera, è stata vittima di un'aggressione: la prima è stata sia fisica che verbale, si è verificata alcuni anni fa e per fortuna non le ha causato gravi conseguenze, soltanto una piccola ecchimosi. L'altra è avvenuta circa tre mesi fa. In entrambi i casi, ad aggredirla, non sono stati i pazienti ma due colleghi.
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Il racconto di Antonella, infermiera in un ospedale di Roma
«Ho assistito a diverse aggressioni in reparto in questi anni, e io stessa sono stata aggredita due volte da due diversi colleghi - racconta - Non mi stupisce perché, purtroppo, quando i tempi di attesa si allungano oppure ci sono situazioni critiche, non c'è sempre la capacità di comprendersi e capirsi».
La violenza verbale più recente è quella che maggiormente ha lasciato il segno. «L'ho accusata di più di quella fisica perché non me lo aspettavo, in entrambi i casi le aggressioni sono avvenute al culmine di discussioni lavorative - spiega l'infermiera - Purtroppo il contesto crea più fattori che favoriscono l'insorgere di aggressioni».
Il clima, come documentato da una recente indagine della Società italiana della medicina di emergenza-urgenza, in pronto soccorso infatti è sempre più rovente che in altri reparti. «Pesa tantissimo il boarding: è come se avessimo un reparto parallelo da gestire», dice Antonella riferendosi allo spostamento del malato da un reparto d'emergenza-urgenza, dove riceve le prime cure, a un altro destinato al ricovero: il cosiddetto boarding.
Nonostante questo, però, «ci sono anche momenti di soddisfazione», racconta l'infermiera. E commossa ricorda di quando, un mese fa, nel nosocomio del centro in cui lavora, tra barelle e flebo è stato organizzato un matrimonio in corsia. «In quei giorni - spiega Antonella - avevamo in pronto soccorso un malato terminale che voleva sposarsi al più presto. Abbiamo organizzato il matrimonio in corsia ma facendo andare comunque avanti il reparto, nonostante il tanto lavoro». E così con tanto di testimoni e brindisi finale, le nozze sono state celebrate tra gli sguardi divertiti degli altri degenti.
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