Cagliari: Scoperto studio di medicina di bellezza abusivo
La scoperta è stata fatta "per caso" dai carabinieri che stavano effettuando delle perquisizioni per un provvedimento di custodia cautelare: denunciata una donna
Pubblicizzava sui social network trattamenti di medicina estetica, soprattutto interventi alle labbra con l'uso di botulino, ma non aveva alcun titolo per farlo e l'ambulatorio, realizzato all'interno della sua abitazione, era completamente abusivo. Lo hanno scoperto, a sorpresa, i carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cagliari ieri mattina, lunedì 18 novembre, nel corso delle perquisizioni e delle notifiche di provvedimenti restrittivi nei confronti di sette persone arrestate per traffico internazionale di droga.
La perquisizione e il lancio dei farmaci dalla finestra
Come racconta Cagliari Today, durante le perquisizioni, effettuate dai carabinieri del comando provinciale di Cagliari, seguite all'esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare, è stato scoperto casualmente il locale: era attrezzato per la somministrazione abusiva di trattamenti estetici, con tanto di scrivania per la ricezione dei pazienti con un'agenda per gli appuntamenti, un bagno dedicato, e al centro della sala un lettino professionale con lampada e carrellino fornito di farmaci e presidi medici.
Durante la perquisizione, l'indagata ha cercato nascondere il tutto, tentando di disfarsi dei farmaci contenenti botulino, lanciandoli dalla finestra, ma è stata bloccata. I farmaci, hanno accertato i carabinieri, erano stati importati illegalmente dalla Corea del Sud e non erano, quindi, provvisti delle certificazioni delle autorità sanitarie italiane.
La donna è stata quindi denunciata per esercizio abusivo della professione medica, attivazione abusiva di un ambulatorio per trattamenti di medicina estetica in assenza della prevista autorizzazione e importazione abusiva di medicinali da paesi terzi. Il laboratorio abusivo - le stanze della casa utilizzate per ricevere i clienti - sono state sequestrate. I carabinieri hanno appurato che la donna pubblicizzava sui social gli interventi che venivano pagati anche 400/500 euro.
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