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Omicron è più contagiosa, ma causa una malattia meno grave

  

Il nuovo ceppo di coronavirus colpisce più la gola dei polmoni, secondo i risultati ancora preliminari di sei diversi studi

Molto più contagiosa, ma meno pericolosa e mortale di altre varianti del Sars-CoV-2, con meno probabilità di infettare e danneggiare i polmoni. Sei diversi  sulla variante Omicron indicano come l'ultimo ceppo scoperto di coronavirus, rispetto ad esempio alla mutazione Delta, colpisca più la gola rispetto ai polmoni dei soggetti infetti. E da qui deriverebbe la sua minor "pericolosità". Omicron dilaga e da qualche settimana è la variante covid più diffusa al mondo, ma non causerebbe 

  in ospedale proprio per questo motivo. Si tratta però di studi preliminari, ricerche che devono ancora essere sottoposte a "peer review", quindi ancora da ricontrollare attraverso altre indagini per poter essere confermate.

"Omicron colpisce più la gola dei polmoni"

Tuttavia, tutti i risultati di questi sei gruppi di ricerca puntano nella stessa direzione: replicandosi soprattutto nelle vie respiratorie superiori, Omicron sarebbe più trasmissibile di altre varianti del Covid-19, ma meno mortale, perché non si anniderebbe invece nei polmoni. Queste caratteristiche spiegherebbero la rapidissima crescita di casi che è seguita al diffondersi di Omicron in tutto il mondo. "Se il virus produce più cellule nella gola, ciò lo rende più trasmissibile, il che aiuterebbe a spiegare la rapida diffusione di Omicron. Un virus capace di infettare il tessuto polmonare, invece, sarà potenzialmente più pericoloso ma meno trasmissibile", ha spiegato Deenan Pillay, professore di virologia presso l'University College di Londra.

Sintomi meno gravi di quelli riscontrati in precedenza con altri ceppi di covid sono stati verificati dal gruppo di ricerca in virologia molecolare dell'università di Liverpool. I risultati, pubblicati lo scorso 26 dicembre, sono stati osservati su alcuni esemplari di topo infettati con Omicron. Rispetto a precedenti ricerche, la sintomatologia osservata era più blanda: minor perdita di peso, carica virale più bassa ed episodi di polmonite meno gravi.

James Stewart, capo del dipartimento di Infection Biology dell'università di Liverpool, ha detto che gli studi sugli animali suggeriscono che l'infezione da Omicron "sia meno grave di Delta e del ceppo originale di Wuhan". Sembra che i topi siano riusciti a riprendersi più velocemente "e questo combacia con i dati clinici che stanno arrivando", ha aggiunto Stewart, secondo cui gli esiti dello studio sono "una buona notizia, anche se chi è clinicamente vulnerabile rischia ancora conseguenze più gravi, anche con Omicron".


A conclusioni simili sono arrivati anche gli studi del Neyts Lab dell'università di Leuven in Belgio. La carica virale riscontrata nei polmoni di un gruppo di criceti infettati con la variante Omicron era più bassa di quella causata da altri ceppi di coronavirus. Il professor Johan Neyts ha parlato dei risultati come di segnali per cui "il virus potrebbe essere più capace a infettare gli umani rispetto ai criceti, oppure è più probabile che infetti il tratto respiratorio alto, o che provochi malattie meno gravi". Stesse conclusioni raggiunte da un altro studio condotto negli Stati Uniti, inviato alla rivista Nature nei giorni scorsi. In particolare, si è osservato come i topi con Omicron perderebbero meno peso e avrebbero una carica virale più bassa rispetto a quella causata da altre varianti.

Dal centro di ricerca sui virus dell'università di Glasgow arrivano invece indizi secondo cui la variante Omicron avrebbe cambiato modo di entrare nell'organismo umano, se paragonata ad altre varianti. Il nuovo ceppo, secondo gli studiosi, riuscirebbe ad aggirare i livelli di protezione immunitaria forniti da due dosi di vaccino anti covid, mentre una terza dose riuscirebbe a ripristinarli parzialmente.

Tutti questi studi sono stati condotti sulla base dei risultati raccolti durante altre due ricerche nel mese di dicembre 2021. Già l'esperienza dell'università di Hong Kong aveva evidenziato una minor capacità di Omicron di infettare i polmoni. Così anche la ricerca condotta dal professor Ravi Gupta presso l'università di Cambridge: nalizzando campioni di sangue di soggetti vaccinati, erano state osservate da un lato la capacità di Omicron di sfuggire al potenziale neutralizzante dei vaccini, dall'altro la sua minor invasività polmonare.

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